Attori_ i giovani: le risorse, le passioni e le competenze per la ricostruzione

Posted on 21 giugno 2012

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I giovani: riprendersi il futuro, sostenendo le generazioni che hanno costruito il presente
La riflessione sul ruolo dei giovani e del passaggio generazionale nelle imprese, non solo degli imprenditori, ma anche dei quadri dirigenti, dei tecnici e degli operai, è entrata in una fase matura per intraprendere dei cambiamenti.

Recentemente, un breve intervento di una imprenditrice, Lena Ferrari (ripreso in una news del 19 aprile 2012 sul sito di OE www.officinaemilia.unimore.it, “Una doppia responsabilità. Un’imprenditrice meccanica racconta che cosa significa oggi essere donna e imprenditrice”) ci sollecita a inventarci modi per affiancare agli imprenditori i giovani: disorientati nella costruzione del loro futuro, potrebbero invece costituire un asse della alleanza della conoscenza ‑ coma la chiama la Commissione Europea ‑ da cui possano trarre vantaggio anche tante piccole imprese che stentano a delineare un orizzonte di attività di medio termine, quando ad esempio all’interno della famiglia dell’imprenditore non c’è ricambio generazionale.

Dopo il terremoto, quel difficile passaggio tra generazioni può diventare una delle leve su cui agire per dare respiro alla ricostruzione. Una leva di cui i giovani potrebbero essere protagonisti in una duplice veste: di chi ha le forze e può avere le competenze per costruire il futuro oltre le macerie; di chi agisce nel sostenere la popolazione più matura e anziana, molto provata psicologicamente dal vedere distrutto quanto aveva costruito e dallo smarrimento provocato dalle continue scosse, rinsaldando in questo modo quella trama di relazioni sociali che sappiamo ha un ruolo cruciale nel sostenere i processi di sviluppo.

I giovani e l’apprendistato
Nel passaggio generazionale che favorisca l’integrazione dei giovani si potrebbe usare la ricostruzione come occasione per sperimentare e valutare criticamente la riforma dell’ apprendistato.

I giovani: riprendersi il futuro, studiando e analizzando il loro territorio
È necessario che siano i giovani, anche nostri studenti, a costruire il futuro. Non sempre riusciamo a cogliere le loro capacità e potenzialità, ma c’è anche da dire che spesso vengono date loro zero occasioni per esprimerle.

Sappiamo che il contributo di analisi e di ricerca sul tema della ricostruzione è indispensabile. L’emergenza è ripartire/ricostruire in pochi mesi. Per farlo occorrono competenze tecniche qualificate e professionalità specialistiche, ma occorre anche una gran quantità di lavoro per raccogliere dati. E i giovani, studenti e laureati potrebbe essere coinvolti su vasta scala. Potremo studiare e insegnare con i nostri studenti, in azione: le scelte innovative, la misurazione dei danni, la capacità di ricreare valore, il monitoraggio del cambiamento, l’efficacia delle azione pubblica, la tenuta delle strategie di crescita, la revisione critica dei piani urbanistici, la conservazione di beni culturali, e molto altro. Se ben guidati, gli studenti possono fornire non solo un’utile manovalanza, ma essere anche fonte di informazioni. Per loro (studenti di economia, ingegneria, architettura urbanistica, antropologia, psicologia) potrà essere una esperienza formativa di valore non solo umano, ma anche scientifico.

Ben tremila studenti dell’ateneo di Modena e Reggio Emilia provengono dai comuni colpiti da sisma. Si potrebbero creare gruppi multidisciplinari, ma potrebbero essere coinvolti anche singoli studenti di ingegneria civile, architettura, comunicazione, geologia, economia, lingue, ingegneria informatica, storia, antropologia e marketing: studenti, in affiancamento a specialisti, che percorrono il loro territorio, lo censiscono, lo descrivono, lo rielaborano criticamente. L’università potrebbe riconoscere questo impegno come crediti formativi, assicurando direzione scientifica e verifica della qualità delle raccolte di dati, delle analisi e interpretazioni proposte.

Le piattaforme di content sharing che normalmente usiamo per la didattica, insieme e ai social network, potrebbero facilitare la produzione e condivisione di conoscenze, ad esempio, sulla struttura produttiva e sui punti di forza e di debolezza delle relazioni sociali. L’Istat potrebbe dare una mano a trovare un senso, qui e ora, delle recenti rilevazione censuarie (quella della popolazione e quella dell’industria). L’Ufficio statistico provinciale potrebbe entrare nella lettura più profonda dei dati strutturali della trama della produzione. Le ricerche sulla meccanica, sul biomedicale, sul tessile abbigliamento, sulla filiera agroalimentare, sul commercio, sui servizi alle imprese, aiuteranno a leggere i dati censuari scarsamente informativi della trama di relazioni produttive. Gli studi sulla distribuzione del reddito, sulle condizioni delle famiglie, sui servizi sociali, sul welfare potrebbero sostenere l’analisi dei dati sulle trasformazioni sociali che potrebbero essere mobilitate dalla ricostruzione.

Siamo consapevoli che gli studenti non hanno tutte le conoscenze necessarie, ma sarà per loro una straordinaria opportunità per acquisirne in un contesto significativo.
[CF] E lo sarà tanto più se sapremo cogliere l’occasione per affiancare i giovani ai tecnici, volontari e della protezione civile o dei comuni, che stanno svolgendo sia le operazioni di sopralluogo che quelle organizzative, presso i Centri Operativi Comunali. Ciò consentirà non solo di affrontare questa emergenza in tanti, ma anche di rafforzare le conoscenze e di approntare forze, qualora il nostra paese debba affrontare nuove emergenze.[CF]

Occorrerà trovare alcune linee comuni che delineano chi è responsabile di quello che fanno gli studenti, di quello che gli potrebbe capitare, ma ci sono già oggi diversi spazi di azione che consentirebbero agli studenti di imparare e alla collettività di avere migliore raccolta di informazioni per censire le necessità.

I giovani non solo studenti
Il ruolo dei giovani è cruciale, ovunque e indipendentemente dal terremoto. Ma tra i giovani non ci sono solo studenti universitari. Tutte le politiche FSE e FESR se ne occupano. Si può fare qualcosa di più nelle aree terremotate? I bandi futuri potrebbero prevedere interventi mirati.

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