aggiorniamo la Regione sulle esigenze della ricostruzione? una proposta

Posted on 7 settembre 2012

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Che la “ripresa subito” sia nelle corde più profonde delle genti emiliane lo abbiamo colto sin dai primi giorni dopo le scosse di terremoto, ma quali sono oggi a oltre tre mesi dal sisma le problematiche che occorre affrontare? In che modo la Regione, le amministrazioni locali si sono attrezzate per ascoltare, rilevare, analizzare e sopratutto rispondere in modo efficace alle mille domande di cittadini, imprese, tecnici, professionisti, amministratori? quali diritti, doveri, procedure, finanziamenti, permessi?

Segnalo in questa nota uno spunto emerso da alcune conversazioni informali condotte nelle ultime settimane con persone che vivono la ricostruzione nelle aree terremotate. [MR]

Che la “ripresa subito” sia nelle corde più profonde delle genti emiliane lo abbiamo colto sin dai primi giorni dopo le scosse di terremoto: i campi autogestiti, le imprese che hanno ripreso a produrre mettendo i  macchinari sotto tensostrutture, le iniziative di volontariato, e  “Emiliamo”, “facciamoadesso” e molti altri segnali di ripresa, cura,  attenzione, impegno, lungo le molte strade che si possono percorrere per contribuire alla ricostruzione.

La strada della ricostruzione apre però moltissime domande.
Parlando ad esempio con chi sta avviando gli interventi di ripristino degli edifici emerge ancora oggi una gran confusione. Le competenze tecniche sembrano essere incerte: non sempre sono chiari quali siano gli standard di riferimento per ricostruire; chi ha le responsabilità e non ha le competenze interrompe i lavori del cantiere, imprese edili che invece vanno avanti anche senza competenze lo fanno anche perché i loro clienti non possono aspettare oltre per ritornare a vivere in una casa, per riprednere la produzione, per produrre un reddito che faccia ritornare alla normalità. Contributi che potrebbero esserci, ma ancora non è chiaro se ci saranno rallentano gli interventi, ad esempio sui danni lievi nelle attività produttive.
E se una famiglia ha trovato una sistemazione in un altro comune: che ne sarà della iscrizione a scuola dei propri figli?

La proposta che faccio alla Regione è di aprire uno sportello on line per ascoltare tutte queste esigeneze (di cui ho riportato una selezione molto parziale) e attraverso cui veicolare le risposte. Sarebbe un segnale tangibile di ascolto che darebbe alla amministrazione regionale un ricco contributo di conoscenze per integrare l’agenda degli interventi, magari con nuove ordinanze, o chiarendo quanto già è disponibile. Offrirebbe un segnale tangibile che i problemi da affrontare sono tantissimi, ma aiuterebbe ad organizzarli nella rete di connessioni, causalità e priorità che occorre considerare per affrontarli. Aiuterebbe anche ad aumentare la consapevolezza individuale e collettiva che si possono trovare soluzioni che mobilitino risorse latenti, individuino quali competenze sono assenti e come reperirle, e quali le soluzioni sono già disponibili. Tecnici, professionisti, esperti, e i cittadini tutti potranno diventare in questo modo soggetti più attivi del processo di ricostruzione. Perché per rocostruire occorre condividere una gran quantità di conoscenze e occorre anche creare nuove conoscenze. Una struttura gerarchica non è quella che meglio risponde a queste necessità.

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