Christchurch, Nuova Zelanda, alcuni mesi dopo il sisma del 2011

Posted on 2 febbraio 2013

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L’evento sismico del maggio 2012 ha sviluppato un filone di discussione sulle caratteristiche economiche e sociali dei territori coinvolti che abbiamo esteso anche alla comparazione internazionale di eventi analoghi. In questa intervista Matteo Lenci ci parla della sua esperienza di visita a Christchurch (Nuova Zelanda) dopo il sisma del 2011. A breve presenteremo la testimonianza, sempre di una visita a Christchurch di Patrizia Dogliani. Intervista di Alfredo Pucci

Il progetto di tesi avviato da Alfredo Pucci, laureando al CdL di Management Internazionaledel  Dipartimento di Economia Marco Biagi dell’Università di Modena e Reggio Emilia [relatrice: professoressa Margherita Russo] prevede un’analisi del sisma dell’Emilia in una comparazione internazionale di diverse economie coinvolte in simili eventi. In particolare, l’analisi si focalizza su come hanno reagito, e in alcuni casi continuino a reagire due paesi: il Giappone e la Nuova Zelanda. Nella tesi si analizzano le caratteristiche sismiche dei luoghi, gli effetti del sisma e le reazioni nei diversi sistemi economico-sociali che hanno fronteggiato due tra gli eventi più importanti mai registratisi negli ultimi decenni, come il terremoto di Tohoku e il terremoto di Christchurch, entrambi avvenuti nel 2011. Tra le testimonianze raccolte ai fini del progetto proponiamo il contributo di Mattia Lenci, in visita in Nuova Zelanda nel dicembre 2011.

Intervista a Mattia Lenci, Bologna, gennaio 2013

In che periodo hai visitato la Nuova Zelanda?

Sono stato in Nuova Zelanda nel dicembre 2011 in viaggio di piacere: venendo da Sidney avevo deciso di partire dalla parte sud per poi risalire fino al nord dell’isola. Atterrai all’aeroporto di Christchurch. Appena sceso sentì una sensazione diversa: l’aeroporto era completamente deserto, non c’era quasi nessuno, e durante il tragitto in autobus dall’aeroporto alla città le strade erano quasi deserte.

Cosa ti ha colpito del territorio della NZ?

I grandissimi spazi verdi, e la differenza di paesaggio: sembra quasi una terra incontaminata, a volte deserta, capita di percorrere km senza incontrare anima viva, ma solo verde o boschi. Rispetto all’Italia c’è una bassissima densità di popolazione, e molti più spazi aperti.

Eri a conoscenza che ci fosse stato il terremoto a Christchurch?

No, io non sapevo ci fosse stato il terremoto, infatti, non ero a conoscenza del perché la città fosse in quello stato, e perché ci fosse quell’atmosfera. Quando arrivai notai subito in città dappertutto scritta una data, nei muri, nelle vetrine, scritta col pennarello o con la polvere. Arrivato in ostello, chiesi del perché di quella scritta, e lì mi spiegarono del terremoto, e di ciò che era successo mesi prima.

Per quanto tempo sei rimasto in città e come ti è sembrata?

Io sono stato a CHCH per due giorni, non sono rimasto molto. Ho trovato una città spettrale, deserta, il paragone che si può fare è con un set di un film, uno scenario post-apocalittico, tutto transennato, con gli edifici aperti e la polvere, come se fosse tutto fermo al giorno del terremoto. Dentro il centro era stato creato un percorso guidato sicuro, passando dalla piazza principale, tra cui la piazza e la cattedrale.

Quindi hai avuto modo di vedere la cattedrale, in che condizioni era?

La cattedrale era tutta transennata, si poteva arrivare a una ventina di metri, ma era rimasto ben poco, solo macerie, e il campanile semidistrutto. C’erano delle foto che mostravano la cattedrale prima e dopo, ed era impressionante vedere la differenza.

C’era altra gente, turisti o abitanti?

Abitanti quasi nessuno, prevalentemente c’erano famiglie, anche se poche, pochissimi giovani e anziani. C’era qualche turista che visitava i percorsi guidati, ma non molti.

Cosa ti ha colpito maggiormente?

Quello che mi ha colpito di più è stato il modo in cui la città era stata ridotta: l’immagine che ricordo meglio è quella di un grande grattacielo con i vetri frantumati intorno, e le tende che svolazzavano fuori dalle finestre spinte dal vento, con attorno un silenzio spettrale. Altra cosa che ricordo erano le poche persone: ho parlato con qualcuno per chiedere indicazioni, e la cosa che mi colpì fu sì la gentilezza della gente, ma la tristezza e il senso di sconforto. Un signore che abitava in città cui chiesi indicazioni per un discount si mostrò molto gentile, ma quando stavamo per lasciarlo ci disse di non andare via da CHCH, di restare ancora un po’, quasi come si sentisse abbandonato.

Hai notato segni di miglioramento o di ricerca della normalità?

Ricordo che c’era grande sconforto, non so se dovuto al fatto che era passato poco tempo dal terremoto, ma c’era un gran rammarico e tristezza nei volti di quelle pochissime persone che s’incontravano. Si cercava di tornare alla normalità, ma l’apparenza non era quella: ricordo che erano stati installati dei container in una via del centro con dentro dei negozi, principalmente vestiario, alimentari, gestori telefonici, ma dava l’impressione di una forzatura più che di una voglia di ripartire e di riprendere la città.

Hai mai avuto altre esperienze riguardo il terremoto?

Io sono Marchigiano (Arcevia), e noi abbiamo indirettamente vissuto il terremoto di Assisi del ’97 (Abruzzo e Marche), ma fare un paragone è molto difficile: in Italia c’è subito stata la voglia di ripartire, riprendere la situazione in mano, lì invece sembrava che avesse prevalso la frustrazione e la tristezza, non c’era forse ancora una consapevolezza su come far ripartire il tutto, e quindi ciò che si notava di più era lo sconforto, più che la voglia di ricostruire o di riprendere la normalità.

Torneresti a visitare CHCH?

Ad essere sincero non tornerei a CHCH: lo sconforto e il pessimismo che lascia vedere situazioni di quel genere, con una grande devastazione, come se il tempo si fosse fermato, non si dimenticano facilmente. Spero che in futuro migliori la situazione, che si riprenda in mano la città e si riparta, ricostruendo, anche se è più facile in zone con bassa densità come la NZ creare delle new town, piuttosto che distruggere e ricostruire, con la paura che tutto si possa ripetere un’altra volta.

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Posted in: Segnalazioni